CAPO HORN

LETTURE SERALI

SUBARU XV MY18

 

 

“IL LIBRO” – CAPO HORN

 

Le sue congetture erano corrette.

Quell’incontro a tre aveva collaudato il meccanismo che nei mesi successivi all’estate avrebbe portato altri trasferimenti. Forse stesse quantità, forse – con qualche rischio in più – avrebbero fatto passare forniture più importanti. Il peso, la qualità, ed il numero di confezioni d’uranio erano la base di calcolo sulla quale avvenivano successivi movimenti di dollari da un conto all’altro.
Mr.66k lo sapeva bene, controllava i saldi all’Unicredit con assiduità.
Era uno tirchio ed avido.
Dovevano essere efficienti ed efficaci, pronti ad alimentare un flusso costante di uranio tra la fonte e la destinazione.

Passata l’estate con il ritorno alla piena attività sarebbe stato più difficile operare trasferimenti senza dare nell’occhio, qualora il meccanismo non fosse stato già oliato e perfezionato.
Non potevano, i tre, commettere errori.
Osiraq, dopo la fine d’anno, nel mese di gennaio, doveva esser pronto per dare una prima lezione alla platea mondiale.
Gli iraniani premevano.
Loro, presto, avrebbero sentito le prime folate del vento caldo del deserto.
Ed avrebbero capito che c’era poco da scherzare.
I soldi facili che gli iraniani gli avevano fatto vedere, ed all’inizio apprezzare, erano un cappio al collo che presto si sarebbe stretto intorno al collo degli infedeli.

Avevano abboccato ed ingoiato l’amo, l’ingordigia fa brutti scherzi alla digestione anche degli stomaci più pelosi.

Lui, intanto, non aveva dubbi.
Non avrebbe, ancora, informato nessuno, ne’ gli americani e neanche L’Istituto.
Era presto.
Voleva essere certo oltre ogni certezza, Lui era un tipo pignolo, che quello fosse davvero il modo con cui la cellula impazzita, si fa per dire perché in realtà i tre rappresentavano il vertice di un’organizzazione senza scrupoli che avrebbe venduto droga all’asilo pur di raggiungere uno scopo…

voleva esser certo, Lui, che quello fosse davvero il metodo con cui i trasferimenti di materiale pregiato sarebbero avvenuti nel corso dei mesi successivi a quell’estate di tensione nazionale con sotterranei risvolti internazionali.
Il nuovo assetto politico del paese, molto orientato al protezionismo ed al facile populismo, aveva mosso quelle masse finanziarie che traevano vantaggio da situazioni politiche appannate dove il commercio di favori internazionali prosperava da sempre.
In certe aziende i consigli di amministrazione si riunivano, ora, con maggiore frequenza. Era importante capire come si sarebbe mosso il governo italiano, al di là dei proclami sulle immigrazioni e la protezione delle frontiere, su uno dei temi caldi ma ben celati dell’industria meccanica del paese.
Avrebbero cominciato a fare i fiscali?
Oppure avrebbero avallato certe operazioni di meccaniche forniture che ingrassavano i conti dei paradisi più segreti? Come il tanto chiacchierato Lussemburgo, ad esempio.

Lo spread di quell’inizio autunno dava segnali forti e chiari. Diceva con la sua altalena sopra e sotto trecento “non fate gli spiritosi oppure vi affondiamo”
Il ministero degli interni e quello della difesa dovevano trovare un assetto per continuare certi dialoghi commerciali sconosciuti fuori delle stanze ma ben chiari a tutto l’arco istituzionale che su quegli assetti e da quelle stanze traeva inevitabili vantaggi.
A Roma erano già arrivate le delegazioni per suggerire – e per far capire con diplomatica chiarezza – che su quei temi c’era poco da trattare, si doveva andare avanti con le forniture.
Che l’esecutivo desse le brioches al popolino, i mezzi non li avrebbero fatti mancare ma era necessario portare a consegna gli ordini già passati – e pagati – ai quali altri ne sarebbero seguiti.
La stabilità dei processi di promozione, acquisto e consegna delle merci non poteva essere modificata, neanche a pensarci di interromperla per rispettare una promessa elettorale.
Chi spingeva affinché una certa industria continuasse le proprie attività a pieno regime sapeva che una certa area del middle east aveva messo in cantiere qualcosa che prima o poi gli infedeli avrebbero dovuto capire e fronteggiare.
Il problema era che non sapevano COSA avrebbero dovuto fronteggiare.
Gli iraniani avevano lavorato molto bene ed Osiraq era sconosciuto alle intelligence.
Ma non a Lui.
Lui che ora doveva cavarsela con sta storia dei 620 Nanometri da chiudere.

 

 

PICS/CLIP ©LUCAROMANO 

 

TEST DRIVE DI SUBARU XV MY18



A Lui era piaciuta nella prima versione.
Una di quelle auto che avrebbe comprato immaginando lunghi viaggi in un abitacolo spazioso e confortevole e racchiuso da un guscio compatto, ideale per quelle rotture di palle delle attività cittadine.
Quelle seccature alle quali anche Lui, ribelle da sempre, doveva ogni tanto soccombere.
Se non altro per dovere di facciata, per mantenere quell’apparenza che gli permetteva di navigare nell’ombra senza destare sospetti.
L’Amico l’aveva accontentato.
Era la prima disponibile del nuovo modello.
Lui aveva battezzato il colore subito: la lunghezza d’onda nello spettro che identifica quel colore.
620 Nanometri.
Arancione.
Appena salito a bordo, Enzo gliela aveva trovare lucida e rifornita come sempre, aveva capito il salto generazionale.
Il passaggio da una XV ad un’altra era un triplo carpiato con avvitamento dalla piattaforma dei dieci metri.
Un’acrobazia fantastica che aveva generato un prodotto di notevole appeal.
Quelle cuciture arancioni sulla plancia e lungo altri dettagli d’arredamento, dai tappetini ai sedili, avevano qualcosa di gioioso e luminoso che contribuivano a sottolineare il cambiamento epocale del costruttore giapponese.
Una ventata di freschezza questa XV in una gamma ora più orientata al quel tipo di clienti che in Europa ed in Italia scrive la regola del mercato.
Il SUV lo voglio così e le case li accontentano.
O sono le case che decidono cosa far credere di desiderare ai clienti?
Un dilemma pari all’inglese, celebre, interrogativo.
Essere o non essere.
XV modello ’18 non solo venne vestita dell’abito nuovo ma sotto quell’abito un aggiornamento di struttura gli avrebbe permesso di affrontare quei percorsi off road che a Lui piaceva esplorare per la ricerca di uno scatto o l’inquadratura strana per evitare quei passaggi a bandiera che gli altri, certo con dovizia di mezzi, facevano passare per roba creativa.
Una quattro per quattro sempre in presa è decisamente un’altra cosa, molto diversa dal principio on demand.
E su strada a Lui piaceva sottolineare questa differenza.
Quando telaio, trazione e gomma ti permettono di strapazzare l’abusivo della corsia di sorpasso.
Lei, la XV è alta.
Il suo nuovo baricentro è la apparente negazione in termini di filosofia Subaru.
Quella filosofia che per anni ha giustificato l’assenza delle cornici metalliche ai cristalli degli sportelli.
Lo facciamo per tenere il baricentro basso.
Vangeli del marketing.
Ma le Subaru allora erano davvero incollate al terreno.
Lui se lo ricorda molto, molto bene.
Li cercava con studiata perfidia ed astuzia.
Poi li castigava proprio in forza di quel baricentro e di quella trazione.
Erano i tempi delle merendine, e delle cene, con l’Americano.
Folli viaggi verso la Padana e rientri verso papalini quartieri che duravano notti intere tra un autogrill e l’altro.
Lui, dunque, ora, con il modello 2018 è sorpreso.
Già nella guida in città, in un paio di punti “canonici”, la XV gli ha dimostrato che nulla è cambiato nonostante la maggior altezza del baricentro e della cornici che oggi disegnano il profilo dei cristalli laterali.
Qualche tempo dopo, ormai stabilmente nella quarta vita, l’ennesimo viaggio ed il classico passaggio sulla CISA, avrebbe confermato che le qualità di stabilità e tenuta di strada sono immutate.
Il tizio negli specchietti era aggressivo.
Usava anche lui la tecnica dell’elastico con l’auto tutta a sinistra, sfiorando il rail.
Niente lampeggi di sollecito, sono roba per frustrati.
Noi siamo gente seria, guardi lo stile e capisci che te devi levà.
Purtroppo aveva incontrato il tipo sbagliato.
L’altro giapponese frontale, una maschera con tratti somatici europei di basso profilo, lo stava sfidando.
Proprio il tipo che lo innervosisce.
Non tanto per il prodotto che guidava, sul quale – però – proprio per il doppio passaporto, Lui aveva sempre mostrato diffidenza e spregio, quanto per le persone che dietro quel prodotto governano certe attività che dovrebbero portare consenso alla marca.
Invece, stipendi rubati.
Ennesima prova avuta davanti ad un recente notturno panorama mozzafiato, come si dice ora, della capitale della repubblica delle banane.

Ora questo m’ha seccato. E poi ho fretta, alle dodici devo essere lì, questione di tabella di marcia. E se succede qualcosa. Amen, vorrà dire che questo è un esemplare sfortunato, visto il recente trascorso. Patirò gli strali, ‘stica.

Il destro scende brutalmente a fondo corsa.
Il tratto è quello in discesa verso Parma.
Curve destra-sinistra da pennellare.
Ne bastano tre, quattro per far capire al tipo con l’altra giapponese che quello non è il giorno in cui può fare il gradasso ed impartire lezioni.
E’ il giorno in cui va a lezione e capisce di aver comprato un calesse, che avrebbe dovuto spendere i suoi “EURI” in un’altra concessionaria.
Sai, quelle con lo stemma blu e la Costellazione delle Pleiadi al centro.
Chissà se ha cambiato idea, lo spero per lui.
Con un’altra vettura, lui, sarebbe stata una scesa a Parma molto divertente.
Così non c’è stata storia.
‘Sta XV – con tutto il suo baricentro alto – l’ha castigato per benino.
Poi, Lui, a pranzo glielo ha detto senza problemi: 

 

mi sono appiccicato con uno… la tua macchina me la sono rischiata, curva dopo curva. Spettacolare. Altro che baricentro alto.

 

La replica dell’Amico, con il ghigno negli occhi.

 

Tu sei matto, non sei mica normale.

 

Non lo sapevi?

 

Lui non gli lascia l’ultima battuta, se non in qualche caso…
quando si tratta di fanciulle.

Ottima dimostrazione di prodotto.
Contento, anche perché la XV è arrivata dove doveva essere, in perfetto orario.
Soprattutto intera.
La macchina,
del driver… ‘stica

 

 

LA COLPA È STATA DI UN CAMBIO.

 

Quella non aveva l’automatico e lei dovette rinunciare.
Lui contrasse un debito.
Ma è uno che non dimentica, nulla, non dimentica i debiti ed i crediti.
Li paga e li incassa.
Debiti e crediti.
Prima o poi.

Poche battute per risolvere il primo contatto, avvenuto nella vita precedente.

Al telefono lei è simpatica, bella vocina.
Simpatica.
Professionale.

Aveva la voce della “piccola”.
Forse per questo le è stata subito simpatica.
Quello – per lui – era un periodo complesso.
E quell’appuntamento era complesso.
Ne era consapevole.
L’anno prima, con l’ultima attività gli era stato detto di aver alzato l’asticella.
Ora non poteva sbagliare.
Lei aveva un ruolo fondamentale, era la protagonista.
Con lei lavorò in perfetta sintonia, non poteva andare meglio.
Fu veloce collaboratrice, capiva al volo le necessità e – soprattutto – anche propositiva.
Piacque molto anche a quello di Milano.
La volle a tutti i costi per l’ultima edizione dei 620 Nanometri.
E lui contrasse quel debito con chi, nella guida, preferiva il cambio automatico a quello manuale.
Sarà onorato.

E l’asticella, quella primavera, si mosse di un’altra tacca verso l’alto.

 

Catch The Rainbow.
Ride the sky.
Make it shine.
For you and I.
See the light.
Through the night.

 

 

 

“Il Giallo” – Episodio 2, Capo Horn, 
– Test drive Subaru XV MY18. 
In Tv dal 3 Novembre 2018

teaser 2

 

teaser 1

 

APPENDICE, NON IN TV

http://www.drivelife.it/news/2018/10/28/capo-horn/

 

 

RINGRAZIAMENTI

Come “giornalaio” e trans-media-story-teller, nella mia vita ho incontrato tante persone. Ognuna mi ha lasciato un arricchimento. Comunque positivo, è sempre un’esperienza in più. Nel bene e nel male, nel buono e nel cattivo, in positivo ed in negativo. Tutto ‘sto filotto per dire che c’è sempre da imparare e che gli esami non finiscono mai. Umiltà e trasparenza hanno sempre dettato gli orari della mia giornata e di qualsiasi attività professionale, video, fotografica, giornalistica. La lunga premessa, mo’ è finita, è per dire che mi avvicino alle persone con delicatezza e disponibilità. Non sempre corrisposte, non sempre capite. Specifica, questa, più che necessaria per dare maggior valore alle persone che ho incontrato in questa torrida estate 2018.
Il loro spirito di collaborazione, la dedizione e la disponibilità di queste persone lascerà per sempre un bellissimo ricordo nella mia testa dura.
E con il loro ricordo anche quel sentimento di riconoscenza così raro ormai ma che in me alberga, ed albergherà, fin tanto che sarò capace di respirare.
Questo lungo video è stato possibile proprio grazie a loro ed a qualcuno che non compare in video ma che è stato il tramite per riuscire nell’impresa.
Senza di loro non avrei avuto l’opportunità, non avrei avuto la forza e lo sprone per arrivare fino in fondo.
Grazie.
@Amanda Panella @Ibis Hotel Styles Roma EUR @CaféTwin @RAW @LauraAmato con “Burnt it down”.

DISCLAIMER

1/
Ndr. Libera interpretazione di un test drive e shooting fotografico/video della DS 3 Café Racer del Luglio/Agosto del 2018. Ogni riferimento a fatti e persone è casuale e frutto della fantasia dell’Autore che declina qualsiasi responsabilità nel caso qualcuno/a dovesse vedersi qui con precisione descritto. Le circostanze, a volte, portano ad una rappresentazione della fantasia molto aderente alla realtà.
E non è neanche detto che la realtà sia una sola visto che questa – la realtà – spesso supera la più fervida fantasia.
Nel caso di una improbabile descrizione di fatti realmente accaduti mi scuso con quanti qui dovessero riconoscersi ma non ritiro la pubblicazione. Luca Romano.

2/
Ndr. Il testo a corredo del set fotografico/video è una libera, e di fantasia, interpretazione del test drive con la vettura. Ogni riferimento a fatti e/o persone è puramente casuale. Le affermazioni relative al CDS/Codice della Strada in vigore in Italia sono sotto la responsabilità dell’Autore ma nulla hanno in relazione alla sua condotta di guida durante il periodo di prova/demo per la stampa della vettura concessa dal proprietario della stessa. Il testo è parte di un manoscritto più ampio di proprietà dell’Autore. Questo testo è pubblicato in queste pagine web al solo scopo illustrativo del servizio fotografico e non ha alcuna relazione con la sua attività professionale di giornalista. Il testo e le foto sono protette dal diritto d’autore in base alle vigenti leggi e norme. Non è concessa alcuna autorizzazione alla riproduzione se non a valle di eventuale richiesta e successiva valutazione da parte dell’Autore.
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