ADRENALINA QUOTIDIANA

PRESTIGE.
Quel badge sulla portiera
sta ad indicare due cose.
La discendenza
e l’esclusivo allestimento.

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In effetti quando apri lo sportello t’accorgi che non sei al cospetto di una macchina qualunque. Un po’ perchè la DS 5 esce dai canoni stilistici del design, tanto quello francese quanto il germanico, e poi perchè il contrasto di colore tra carrozzeria ed arredamento dell’abitacolo colpisce le parti di materia grigia sensibili al bello. Nero profondo le lamiere, pelle color tabacco i sedili, i pannelli porta, la plancia. Un rivestimento totale dell’abitacolo che fa scattare due molle, il desiderio di salire a bordo e guidare, e, la seconda, la voglia del possesso. Un po’ come quella voglia che attanaglia stomaco e cervello quando vedi passare un tacco 13 dalle finiture rosso fuoco. Per me è identica, ogni volta che apro lo sportello della DS 5 Prestige. Forse perché il 1955 accomuna il “mio” anno, la nascita della DS, quella con il marchio primigenio Citroen, e la 1000Miglia con il record di Stirling Moss al volante della Mercedes 300 SLR 722. Che anno. Di grandi successi automobilistici: insieme al record di Moss nello stesso anno Citroen colleziona il suo record commerciale con il lancio della DS alla quale seguirà ma nel 1958, la versione Prestige, appunto.
Chi è potuto salire in una di quelle DS (io su una DS 23 Pallas, bianca con interni rossi) può immaginare lo spettacolo. Soprattutto se ha in mente l’auto italiana contemporanea alla DS. Capriole epocali, distanze incolmabilli, allora solo le grandi Mercedes, non esisteva la 190… potevano competere con il lusso e la vera esclusività, francese (!), di una Citroen DS. Non esistevano BMW, Audi, Volvo… figuriamoci le FIAT o le Alfa Romeo.
Bel panegirico per dire che un intenditore ieri comprava una Citroen DS. Oggi gli sforzi del management sono concentrati per far passare nella testa dei nuovi clienti quell’idea. Le tedesche&Co. hanno avuto il sopravvento sulle francesi e sono diventate il termine di paragone per il mondo automotive. Perciò chi guida una DS, oggi, è visto come un automobilista, quanto meno, un po’ strano. Uno un po’ fuori dai moderni schemi della dinamica di marcia, ancorato al passato, magari anche un po’ attempato, tradizionalista… insomma uno che, all’occasione, sfodera i guanti da guida. Errore clamoroso.
Sarà anche Prestige, sarà col design fuori del coro MA DS 5 Prestige, e con lei le altre versioni, è un’Automobile che – se vuoi – ti toglie la sete col prosciutto. Per dire che è capace di tirar fuori le unghie, la grinta e la cattiveria. Certo, dipende da chi ha il volante tra le mani. E le mie, qualche volta, sono mani cattive. Anzi, tanto più la vettura è fuori dallo schema dell’ovvio tanto più mi sale l’adrenalina del bagnare il naso a quelli più “grossi” di me… è caratteraccio, lo so.
Nel rispetto di questa insana mission la DS 5 è perfetta. La guidi in relax totale confortato e cullato dalla sospensione e non appena il coglione di turno, mentre sei rispettoso del CDS, ti si avvicina troppo al paraurti posteriore sei lì, pronto, come il miglior venditore di DS, a dimostrare che razza di prodotto sia questa Prestige.
Ed allora non c’è più spazio, soprattutto quando si tratta di tener giù in curva.

Il meccanismo è il solito:
l’appoggi delicatamente in ingresso
e poi ancora giù il destro,
cattivo e prepotente.
Vedi allora la sagoma del coglione
allontanarsi nello specchietto.
Soddisfazione?
No, divertimento.
Adrenalina quotidiana.

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GALLERIA FOTOGRAFICA
DS 5 Prestige

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©lucaromano&NomiAssociati

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