BOCCAPORTO

USCITA ROSIGNANO,
DIREZIONE ROMA

BMW BikerMeeting 2004, Garmisch
Le immagini per raccontare una storiella che con i giorni a Garmisch ha poco in comune. Nemmeno l’anno.
Ma non ho foto della 1100S di quel viaggio. Usavo poco la macchina fotografica.
Avevo una Nikon 4300. Preistoria.

*****

A Roma’, dicce quanno sei pronto che t’aprimo er boccaporto…
Affermazione che detta da uno di Milano a Milano ti fa scoppiar dal ridere anche solo per l’accento lombardo sul dialetto de’ noantri.
E c’era da ridere non solo per il dialetto.

Giovanna Ielmoni s’è lasciata convincere più volte dalle mie richieste. Forse sono stati i chilometri da Milano a Garmisch per i BikerMeeting, come si chiamavano allora.
Anno Domini 2003. (Lettore 😉 ora che ho trovato le foto ho qualche dubbio sulla reale datazione, dovrei fare il carbonio14. Uhm. I fatti sono del 2003. L’anno dopo andai al BikerMeeting, da qui le immagini per l’articolo. Nel 2004 ho avuto un incidente con la moto.)
Fatto è che la 1100 S, gialla, una prima volta l’ho scippata al parco stampa di Milano già nell’estate di quell’anno.
Me la ricordo in garage della casa dove vivevo. Scendevo, dalla scala interna 😉 – altri tempi – e potevo scegliere. Un anno ricco: BMW Serie 5, Subaru Impreza Compact Wagon WRX, BMW Motorrad 1100S, BMW Motorrad R1150R. La mia.
Un anno di merda ma terribilmente divertente dal punto di vista della mobilità.
Dalle giornate al mare alle passeggiate, in moto, da Roma a Siena per un caffè o alle corse a Positano per una stanza a Palazzo Murat. Posti dove, ad agosto, arrivi solo in moto.
Me la ricordo bene l’Aurelia. La sosta per indossare la KlimaConfort visto l’approssimarsi della sera d’inizio estate. La cena da solo in posto sperduto tra un passaggio a livello e la statale, uno di quei posti dove ci vanno quelli con il SUV perché fa figo andare in trattoria in Maremma.
E quando ti senti guardato come un matto sai di essere nel giusto.
Avevo una gran voglia di fare chilometri, destinazione qualunque. L’importante era saltare sulla moto e fare chilometri. Tutti a velocità di decollo. Roba che se ci penso. Roba del tipo la A1 da Roma a Salerno, tutta a manetta. Sosta tecnica per carburante e via. Ricordo i tempi ma forse sbaglio. Non li voglio dichiarare, mi vergogno. Forse non era vero. Non credo. Ora, però, mi sembra tanta roba impossibile. Ricordo la puzza di protesta di motore e freni. Ricordo come passavo a sinistra quelli in corsia di sorpasso. Manco il lampeggio d’avviso, entravo sul paraurti e passavo.
E come si levavano, non ci pensavano neanche un attimo a fare i cretini. A quella velocità io non avrei lasciato traccia ma loro avrebbero avuto un bel cazzo di problema.
Ricordo, un altro viaggio (da scrivere, “il calcio dell’harleista”), lo sguardo di lei. Lui aveva la faccia da pirla ma aveva una Range Rover. Lei una bruna mozzafiato. Davvero una gran bella donna. Abbiamo condiviso l’ombra di una pensilina di una stazione di servizio. Autostrada A1, dalle parti di Firenze. Direzione Bologna. Nel senso che andavo a Bologna per prendere un altro caffè. In moto, da Roma a Bologna per un caffé. Dillo oggi.
Luglio o Agosto 2002? 2003.
Lui, il pirla, indaffarato con la sua Range. Annaspava intorno ai centomila euro, un vero pirla.
Cosa stesse facendo non l’ho mai capito ma era imbranato da morire.
Si vedeva da miglia.
Faccio rifornimento. Sento lo sguardo. L’incrocio dei nostri occhi ha raccontato una storia, è stato di una tale intensità che a distanza di tredici/14 anni ancora lo ricordo e mi fa venire i brividi. Gran bella donna. Aveva bisogno di libertà, di uscire dall’ovvietà del pirla con i soldi ma sempre pirla. Quello, a parte i soldi, non le dava “manco un’emozione”.
E non ci sono secondi sensi o allusioni.
Magari scopava meglio di me, poi avremmo dovuto capire chi godeva.
Perfido.
Come sempre.
Il primo lungo viaggio, vuol dire seicento chilometri in un pomeriggio/sera/notte, mi fece innamorare della 1100S. Non bella come la 1150R ma aveva quel manubrio basso, quei cilindri più alti che invitavano a pieghe ed accelerazioni rabbiose. Perfettamente in sintonia con gli stati d’animo del periodo.
Lacrime ed incazzature, un’estate da dimenticare?
No, da ricordare. Vissuta, nel bene e nel male.
Formativa.
Da consigliare per temprare.
Giovanna rivuole la moto. Amen.
Trattativa.
Posso averla in prova di nuovo? Tra l’altro mi piacerebbe addirittura cambiare la mia.
Quasi quasi vendo la 1150R e compro questa.
Questi i pensieri e gli scambi di telefonate.
In realtà ne volevo due.
Poi avrei avuto il problema di quale prendere per uscire. Ma quello – nel caso – sarebbe stato un problema da risolvere quando le avessi avute entrambe in “quel” garage.
Ma a Novembre 2003 le cose sono un po’ cambiate. Un mese di Novembre caldo. Nei giorni intorno all’Estate di San Martino ricordo che andavo in giro, anche di sera, con una polo bianca ed il pantalone, BMW, ovvio, estivo. Quello con la lampo al ginocchio, così – se serve – ti fai pure un tuffo in mare. Il tuffo, inconfessato allora, l’ebbe il cuore.
I guanti rosa, quelli di una casalinga, mi fulminano.
Lui, sotto una pensilina della ESSO, indossa i guanti di plastica, quelli del supermercato.
Idea geniale. Più a tenuta di così non si può.
Non è su una BMW, è in sella ad una Buell. Sta in autostrada, come me. Fico. Lo ammiro.
Dal caldo dell’abitacolo della mia V70 Cross Country lo ammiro e lo invidio.
Giovanna mi chiama.
La moto è pronta, se la vuoi te la mando a Roma…
Non ci penso nemmeno, vengo su a Milano a prenderla
Come vuoi… ma siamo quasi a Dicembre, fa’ un po’ te…
Meglio

So che devo stare attento ad un solo pezzo di strada.
Vorrei conoscere l’ingegnere progettista di quel ponte per capire quanto è cretino.
La Tirrenica l’ho fatta un mucchio di volte. Seppure viaggiando molto veloce non sono così concentrato sulla guida per non accorgermi di quel giunto metallico. Intanto perché ci metto quattro ruote e guidando anche con il culo ti accorgi della differenza.
Quello è (era, non c’è più) un giunto assassino. Troppo lungo, quasi il passo di una macchina di media cilindrata.
So che devo stare attento solo in quel metro e mezzo, forse due, di giunto metallico. E’ (era) poco prima del casello di fine autostrada di Rosignano, direzione Roma.
Per giunta in curva, leggera curva a sinistra con un accenno di contropendenza sulla corsia di marcia normale. Quella che io non uso quasi mai.
Spero di ricordarmi con precisione il punto altrimenti vado zampe all’aria. Se piove.
27 Novembre 2003.
Il volo da Roma a Milano è in fase di atterraggio a Linate. Piove che dio la manda.
Una di quelle giornate grigie che ti fanno venire voglia di stare in casa.
Sto andando a prendere la moto, la 1100S pronta per me.
Durante tutto il volo, dall’alto, non ho visto un buco nelle nuvole. Neanche un accenno ad una possibile schiarita da Ovest.
Macché, zero-zero-carbonella.
Pioggia senza speranza.
In taxi a Milano capisco di aver fatto la scelta migliore.
Una giornata così neanche ad aspettarla.
Ho solo dimenticato di comprare i guanti da lavandaia.
Ma ho quelli BMW, vuoi mettere? Mica sono in sella ad una Buell.

Mi sto preparando con l’antipioggia ed il genio partorisce l’indimenticabile battuta.
A Roma’, dicce quanno sei pronto che t’aprimo er boccaporto…
Così sia.

Uscire da Milano senza navigatore, in moto, sotto la pioggia battente… già quella fu una mezza impresa.
Casello, entro in A1.
Apro.
Incrocio il primo camion da sorpassare.
Ragazzi non sarà uno scherzo.
Mi sento un delfino che salta tra i flutti del mare mosso.
Qui i miei salti sono tra le scie dei camion.
In comune con i delfini c’è solo l’acqua. Tanta e pure sporca.
Sono in uno scafandro di accessori BMW ma la visiera patisce la quantità d’acqua.
Non avrei mai fatto Milano-Bologna-Firenze-Roma. Neanche se m’avessero pagato. Mi sta sul cazzo. Non ti fanno guidare tranquillo. Una sfida continua con il coglione di turno che si attacca, con la sua Ford di capo area, al paraurti perché ti deve far vedere che lui è più figo di te.
La Cisa.
Scelta di sempre, obbligata questa volta. Chi se ne fotte del giunto.
Pontremoli.
Il giunto si avvicina, piove senza interruzione.
Ecco il giunto, rallento, gambe larghe e piedi a terra, velocità da fermo.
La moto diventa un’anguilla. Il giunto è più lungo del suo passo.
Li mortacci sua, penso all’ingegnere. Testa di cazzo.
Si contorce, si dimena. Ma resto in piedi.
Fatto.
Autogrill, pausa caffè e generi di conforto.
Due news a Roma per pietà. Da una quindicina di giorni c’è stato qualche cambiamento. Faccio ancora lo stronzo, lo farò per altri sei/sette mesi.
Poi a cuccia. Per tredici anni. Pare.
Ma dove sei? Con questa pioggia!
Sento che gongola perché il suo lui sta facendo una cosa un po’ fuori dell’ordinario.
Figo, arrivo tardi, forse per le undici (pm) 😉
Rosignano a mare.
Casello.
Rialzo la schiena, non solo per il rallentamento di rito.
Non c’è anima viva.
E’ il set di un film poliziesco, un film dell’orrore, un film di fantascienza.
Tutto lucido, e pulito, i riflessi dei lampioni sull’asfalto bagnato.
Nessuno in giro.
Stazione di pedaggio vuota. Tutte luci verdi ai caselli automatici.
Tutte luci rosse ai caselli “umani”.
Mi accorgo dell’anomalia in tutto quel rosso.
Una luce verde, segno di una presenza non automatica.
Il boxer è in rilascio, rallento e vado in folle.
Diluvia. Ma ormai, goccia più goccia meno, non ha importanza.
Alzo la visiera. Aria fredda. Sono sudato, mi serve un ricambio d’aria.
La pensilina mi accoglie ma c’è acqua anche lì sotto.
Fermo. Zampe a terra.
Levo i guanti.
Cerco il porta documenti con lo scontrino d’ingresso a Milano.
Sono a metà dell’opera.
Il controllore aspetta paziente.
Non credo abbia fretta di fare qualcosa d’altro. Saranno le otto e mezza, forse le nove.
Avrà il suo turno di notte da sbobinare.
Prende, stancamente, il biglietto e lo inserisce.
Intanto mi guarda e realizza che sono in moto e fuori, del suo caldo ufficio, piove.
E’ il 27 Novembre del 2003. Non è Ferragosto.
La sua curiosità è troppo forte.
da dove vieni?
da Milano

Pausa di sorpresa.
e dov’è che vai?
A Roma
Pausa.
Riflette.
Prende i soldi, forse una carta di credito.
Mi guarda ancora, quasi stralunato.
Fa il pagamento.
Lento come uno statale del ministero dell’istruzione, mi rende la carta e mi guarda ancora.
Sentenzia.
Allora sei un biker vero
Non ci sono esclamazioni. E’ serio.
E’ una sentenza senza opposizioni. E’ una verità assoluta.
Forse è un biker anche lui. Ancora più valore.
Cazzo. E’ valso il viaggio.
Non aggiunge altro, nemmeno buon viaggio.
Non serve.
Riparto impettito, più carico di prima.
Un riconoscimento indimenticabile.
E sono passati quattordici anni.
Non lo dimenticherò mai.

ps.
Alle undici (23:00) ero a casa. Partenza da Milano, alle quattro (16:00).
A casa ho trovato lei che mi aspettava.
Aveva già le chiavi di casa mia.


pics&story©lucaromanopix

Carbonio14.

2003, nessun biker meeting. Estate già citata. Quel garage ma solitudine estrema. Estrema vuol dire che per settimane e settimane il telefono non ha mai squillato. Quel garage aveva quelle auto ma NON la BMW 1100 S che venne a Roma in un primo viaggio di Settembre. Quello della sosta per indossare la giacca e la cena alla bettola maremmana. Luogo, dalle parti dei Monti dell’Uccellina, dovremmo essere in provincia di Grosseto. Tutti i film, Siena, Positano ecc ecc sono databili al mese di Settembre 2003.
2004, BikerMeeting a Garmisch. Il due Agosto di quell’anno la mia storia con le moto finisce. Un rumeno non rispetta uno stop. In realtà era finita già il 13 Novembre 2013 quando una sera, in una cena ho incontrato chi, citata, ha preso le mie chiavi di casa per aspettarmi al rientro della storia “Boccaporto”. E non solo quelle. Ma quella, come immagini, Lele, è ancora un’altra storia. Da scrivere anche quella. Come disse un “tassinaro”
Aggiornamenti in corso di ricordi&ricostruzioni.

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