BIKER

IL “GEMELLO”

(*)

ANNO DOMINI 2003

Anno domini 2003. La reale datazione non è semplice. Troppo tempo è passato e ad una certa età i ricordi sbiadiscono. Vivono meglio quelli dell’infanzia, dicono.
Di quella giovane età ricordo bene, quasi, il Morini 125 e la Suzuki 380.
Così, tanto per introdurre l’idea che la BMW R1150R non è una moto arrivata per caso, non sono un biemmevuista di primo pelo. Uno sbarbatello fighetto che s’è accattato la BMW perché fa figo, perché è di moda.
Che poi la scelta, a Bonagia in un test-drive per biker (colpa di Placani), ci sia stato il colpo di fulmine è, questo, un solo aspetto delle due ruote che scorrono in vene ed arterie. Che mi sia innamorato sin dal lancio della argentea/sella beige, ed ancor prima di una azzurra, fa parte della novella.
Avvocato, me la posso comprare?
Uhm, guardi… direi di sì. A questo punto della separazione, può permettersela. Ha diritto ad un po’ di respiro.
Immatricolata Febbraio, sotto le mie gambe ad Aprile.
Cazzo, che figata di moto.
Omissis.
Meglio farla corta, il lettore s’annoia.
Vero Lele?
Chilometri e chilometri e chilometri.
Alla faccia della perdita di memoria a breve, di ricordi di quei chilometri ne ho a palate. Compresa la storia del casello di Rosignano e la BMW 1100S
Autunno 2003, giorno 27 Novembre.
’N’altra storia.
Roma. Sera d’estate. Viabilità fluida. I romani sono in vacanza. Non me le posso permettere o forse non mi va.
Non so con chi andare. Un mese di Agosto INTENSO.
Torrido non solo per le temperature che quell’anno furono un record.
La strada: Cristoforo Colombo, direzione Eur. Ritorno a casa, non so da dove.
Incrocio lui, il Gemellino, tutto impettito sulla sua BMW d’ordinanza. Sembra uscito da un film, sai quei film americani sui poliziotti in H-D. Be’, è la replica in versione Europa. In moto ci sa andare, e vorrei vedere.
Lo pagano pure.
Il traffico del dopo cena si fa un po’ più intenso.
Andatura tranquilla, non proprio a codice ma nemmeno da scavezzacollo.
Sai quelle andature che ti permettono di scivolare nel traffico sentendoti padrone della situazione, orgoglioso della motocicletta, appagato dall’essere in sella.
Quelle andature che ti fanno fare un po’ come sugli sci: uno slalom fluido, da coppa del mondo. Una discesa da campioni, senza sbavature, senza colpi di freno, senza rallentamenti.
E’ la più bella andatura in BMW. I due pupi che ti fanno compagnia. Li vedi ondeggiare ora a sinistra, poi a destra. Poi fai il pelo al coglione che ti stringe per dispetto, ‘an-vidioso.
Il dito medio non sarebbe adatto ad una BMW ma, santa pazienza, se lo cercano. Non li ho sempre risparmiati, in certe situazioni. Tanto, difficile trovare un passaggio a livello chiuso dopo la curva.
La sfida è aperta da un pezzo.
Lui non gradisce che un civile osi impegnarlo.
Il civile rispetta il codice alla lettera, mai uno sgarro, mai una puttanata pur di mettere l’anteriore davanti alla BMW in livrea. Non ci penso proprio. Anche perché è troppo divertente continuare a stuzzicarlo. A pressarlo da dietro, spingerlo, accostare tra uno slalom e l’altro, la sua moto senza però invadere il suo spazio vitale.
Secondo me… non aspettava altro. Allora avrebbe fatto valere il suo status di “non civile”.
La manfrina è andata avanti per qualche chilometro.
Diciamo dalle Mura Aureliane fino all’Obelisco.
Quanto sarà durata? Di tempo, pochi minuti. Di emozioni una vita.
All’Obelisco, piazza Marconi, se non ricordo male, forse al semaforo del Laghetto, le strade si separano.
Lui volta a destra.
Il civile, io, imbocco quella bella ESSE del ponte sopra il Laghetto.
E’ uno spettacolo quel tratto di strada. Quanti nasi lasci bagnati.
Uscita dalla ESSE, salitone. Semaforo rosso.
Meglio.
Le due curve successive, una a destra, in contropendenza, quella in uscita dalla seconda ESSE della Colombo verso la Pontina, sono davvero impegnative se fatte di slancio dal semaforo della separazione tra i due protagonisti.
Ci arrivi con velocità di MotoGP.
E ci vuole cuore, fegato ecc ecc. Palle, sì le palle vere. Te fai male se sbagli. Ne sa qualcosa uno con una Ducati. Poverino.
Be’, finiamola.
Semaforo rosso.
S’affianca un tipo con uno scooter.
Lo guardo.
Be’, lo squadro.
Ovvio, dalla sella di una BMW, li squadri, mica li guardi.
Mi guarda.
Ride.
“L’hai fatto incazzare, eh!”
Un film.
Un bellissimo film con un finale inaspettato.
E c’erano pure gli spettatori.
Cazzo, che estate.
E come dice il mio amico Lele…
To be continued.
😉

(*)In gergo, a Roma, il poliziotto motociclista della Polizia Municipale di Roma. In dotazione, all’epoca dei fatti accaduti, una BMW. Non mi ricordo che modello, avrebbe dovuto essere una versione 850 di una moto più potente, tipo una RT… ah, la memoria.

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